Entries Tagged as 'Deliri Notturni'

Vi ha fatto incazzare il capo??

Bene. Ho quello che fa per voi.

Whack Your Boss

Sedici terribili modi per uccidere il vostro capo.. lo so, avete già i brividi dalla gioia e non state più nella pelle.
Tutti noi, almeno una volta nella vita avremmo voluto farlo… e allora, ecco l’occasione per sfogare questo desiderio omicida in 16 diversi modi.

Divertente e liberatorio, vero?
Ma non siate troppo cruenti!!!

MOUSE a portata di mano, e buon divertimento.


Giochi by Flashgames.it

Facciamo finta

facciamo finta che io sono un’altra persona
facciamo finta che mi faccio scivolare addosso tutto quello che mi sono sentita dire in questi giorni
facciamo finta che non sono empatica
facciamo finta che sono di pietra
facciamo finta che non sono io
facciamo finta che non ho incrociato la storia di altri neanche un attimo
facciamo finta che io possa non sapere niente
facciamo finta che davvero non me ne frega un cazzo.
facciamo finta che non sono mai entrata nelle ferite di altri
facciamo finta che sono piccola e non posso capire
facciamo finta che quello che tutto quello che dico non vuol dire nulla.
facciamo finta che forse non mi appartiene neanche
facciamo finta che sono una persona normale
facciamo finta che non sono tre giorni che non dormo
facciamo finta che non è vero che non so gestirmi le cose
facciamo finta che sono felice
facciamo finta che ora non devo andare a lavorare
facciamo finta che un lavoro per campare ce l’ho
facciamo finta che non ero da sola a casa stanotte
facciamo finta che il mio letto non era vuoto
facciamo finta che non fossi solo con i gatti
facciamo finta che riesco a dire delle cose intelligenti
facciamo finta che la smetto qui

facciamo finta che questo post non ha senso e che non me ne frega un cazzo comunque (ah l’ho già detto? vabbè… capita… facciamo finta che non l’ho detto…)

Riaperture.

Eh. mi è venuto il pallino di ricominciare. E’ evidente che avevo dichiarato morto qualcosa che stava solo in coma.
Facciamo così: per il momento ho trovato una cura al mio desiderio di serietà, quindi ho un sacco di cazzate da dire (e da fare).
Per festeggiare il primo giorno di rete nella nuova casa infatti ho cambiato il template. Se vi fa cacare ditelo. non so se vi ascolterò…

Meglio di uno specchio.

Quando entri nel loop delle ossessioni. Quando vuoi recuperare un frammento che si è preso nel vento. Quando ho passato vent’anni ignorando di avere un corpo.

Meglio di uno specchio.
Ho visto un film, era ieri, ho pensato a te
A Torino passeggiavamo
Tra i negozi del centro tu mi hai detto
‘Ho passato vent’anni ignorando di avere un corpo
Poi è stato come se un auto entrasse a 180 all’ora
dentro una di queste vetrine’
C’è un uomo, è a letto con una donna
Lui è disteso, lei è sopra di lui
Lei dice
‘Con chi sei stato stanotte, con una nuova?’
Sembra una camera d’albergo, la luce è rossa
Fuori si accendono e spengono
le insegne al neon di una grande città
‘Voglio essere il tuo specchio’
‘Voglio essere il tuo specchio’, lei dice
e apre la borsetta da cui tira fuori uno specchietto per il trucco
Se lo mette di fronte
e mentre fa passare lo specchio sul corpo di lui
lo specchio riflette la sua immagine
‘Questa è la tua faccia’, dice
‘Questo è il tuo petto’, dice
‘Visto?
Non sono meglio di uno specchio?’

Emidio Clementi, Massimo Volume.

ago e filo

Primo freddo dell’inverno. Venti di mare. Così scorre la giornata. Poi si ferma. Ad un certo punto si trascina, arranca.
Allora arriva il momento in cui prendo i fili dello stomaco. Come fossi una bambola si pezza ricucio brandelli di stoffa, piccoli graffi di superfice, profondi tagli interni…

La dedizione è una cura

Ago e filo, è un lavoro di pazienza. Come cucire una coperta fatta di frammenti di stoffe colorate…
Poi vengo fatta a pezzi sull’unica cosa di cui ero soddisfatta in questo periodo. Altri brandelli di stoffa da ricucire. Rosso sangue, azzurri come l’acqua, torbidi e grigi come gli occhi.
Ago e filo. Solo un lavoro di pazienza e dedizione…

qualcosa come il niente

la penna sul foglio ha prodotto solo linee sporche.
Il male alle gambe per un attimo impedisce di alzarsi. Non e’ notte da sogni. anche se la vocina nella testa ripete “sogni felici”. cosa c’è adesso? cosa c’è che non fa dormire?
Uno due e al tre e’ un respiro profondo, un dos tres mi alzo un bicchiere d’acqua, un caffe’;
ena dio tria mi risiedo. le gambe lentamente diventano di legno.

ora controllo piano piano i minuti che passano. tictactictactictactictac tra le note e il ticchettio invisibile lo sento, lo sento il filo che mi si e’ annodato nello stomaco, uno di quei fili che non riesco a sbrogliare, e no. Non c’e’ verso. Non ne vengo a capo. Notte congelata.

uno due e al tre ho ripreso di nuovo fiato, un dos tres mi alzo, passeggio nella mia inquietudine, ena dio tria eccola dinuovo mi piomba addosso, quella consapevolezza che non mi sono ancora scaricata di dosso, quella di essere prigioniera di me stessa.
un topo in gabbia.

Poi. poi prendo la matassa dei pensieri annodati nella pancia, la prendo, mi siedo con pazienza, e comincio a sbrogliarla.. umiltà e determinazione.

Poi galleggia nell’aria sempre lo stesso pensiero.. quello distrapparmi la pelle e correrre correre correre, gettarmi nell’acqua e continuare a correre…

Non c’e’ verso di trovare l’equilibrio nel gelo. Non disegno. Non dormo. Non ho sonno. Niente sogni. Il problema di default con li stati d’incoscienza. come se poi sapessi gestire le emozioni da lucida… ma tant’è…

Allora lo scopo del gioco torna ad essere quello di sbrogliare la matassa, di risolvere il groviglio, lo scopo del gioco torna semplicemente ad essere quello di trovare i fili che mi rendono marionetta delle emozione e districarli, snodarli dai polsi. E poi.. perdere la veglia. Smettere di ciondolare nel limbo del buoio..

mha quante cazzate!

non ho altro da dire.

non sono notti di sogni,..
solo veglia.
vorrei finalmente poter dire
sono stanca di non dormire…
vorrei scaricare dalle spalle la ghiaia che mi porto dietro…
vorrei svuotare il secchio che tengo in petto
pieno di quelle gocce che non hanno un’uscita
relegate nella memoria
e dedite all’amnesia..

note stonate

Ho sentito le prime campane, le ho sentite suonare… prima di dormire, prima di sognare, note stonate in una mattina, che e’ una notte che non puo’ iniziare..
Succede spesso, ultimamente la mia compagnia e’ questa amica bastarda che non ha voglia di andarsene in vacanza..Ancora non posso dormire.

Una nota stonata la noti subito sul pentagramma. A volte con la sua diversita’ rende la musica monotona e stabile qualcosa di completamente diverso. A volte una nota stonata e’ quella che rende indimenticabile una melodia.

Stanotte ho creato. Disegnato tutta la notte.. ancora una volta la mia amica bastarda diventa la mia musa.
Stanotte ho pensato ai ricordi d’infanzia, ai giochi da bambini..
Stanotte ho sentito il suono di un flauto dolce. Forse era il diavolo che si trovava nei paraggi. Ma davvero ho sentito il suono di un flauto… mi echeggia ancora la musica nelle orecchie..
Poi disegno, quello che vedono gli altri occhi, quello che quelli normali non possono vedere… fiori neri fatti di buchi, per essere messi poi sui muri..

Eccolo dinuovo. Il suono del flauto. Ha in se’ una musica conosciuta, ma qualcosa la cambia.. forse, e dico forse, e’ una nota stonata a suonarla.

L’AGGUATO.

e’ una carina serata d’agosto. io sto “squottando” da giorni casa di amici che sono in ferie.. il perche’ non e’ interessante per nessuno.
Sono a casa a vedere un bel film con due amichetti in trasferta. ad un certo punto sparisce quello stronzo del mio gatto Phobos. quel bianco ciccione maledetto, nonche’ pezzo importantissimo del mio cuore, se ne e’ uscito dalla finestrella del bagno.. e se ne e’ sceso nel cortile di un’autocarrozzeria qui accanto.
sono circa le tre e mezzo del mattino.
se ero nella mia grotta umida me ne fregavo.
se eravamo in un posto conosciuto me ne fregavo.
se il mio gattaccio maledetto non fosse fondamentalmente un anarchico me ne fregavo
MA
niente di tutto cio’ ha un legame anche solo approssimativo con la realta’.
Questa e’ dunque diventata una notte di attesa e agguati per riacchiappare il gatto.

PIANO A: ARRAMPICATA LIBERA
ovviamente cerchiamo di scavalcare il cancello che porta nel cortile della suddetta carrozzeria. Tendenzialmente e’ come pretendere di arrampicarsi su una parete liscia di oltre due metri… ovviamente studiamo un piano B.

PIANO B: IL NOME SERVE A QUALCOSA.
due stupide umane deficienti, alle quattro di mattina, in uno sperduto quaritere di periferia, in pigiama a svegliare l’isolato chiamando un gatto che ovviamente non se le incula di striscio. Fa freddo, e salgo a prendere due maglie lunghe e possibilmente l’occorente per il piano C.

PIANO C: I MOVIMENTI
il piano consisteva nel cercare di attirare l’attenzione del peloso legando una pallina ad un filo e sperando che lui si avvicinasse al cancello per acciuffarlo. Sti cazzi proprio.. scendo e trovo un gatto nero identico alla gatta mia, [nonche’ moglie del sopraindicato peloso]. mi lancio all’inseguimento *dio maiale mi e’ scappata pure lei! e’ incinta che cazzo le succedera’ mai?!* risultato non e’ lei si infila in un cancello nel momento esatto in cui Phobos esce dal cortile e si mette a correre per tutto l’isolato inseguito dalla mia prontissima amica. correndo una in un verso e l’altra in quello opposto speriamo di acciuffarlo: col cazzo, iddu bello tranquillo se reinfila nel cortile. DIOCANE avete presente ricorrere una Lepre?! da cui passiamo al

PIANO D: LA GOLA
come ogni stupido umano pensiamo che una ciotola basti a richiamare qualsiasi bestia. funziona bene con bestie stupide come i cani, meno bene con teste di cazzo quali i gatti. ma applicando il piano C [non ancora messo in pratica] al piano D speriamo di avere qualche risultato. Dopo una lunga attesa [anche sotto una veloce pioggerellina per un cazzo piacevole] e una colazione in strada c’e’ il primo contatto. va a monte, quello non passa da quel buco del cancello e diosbirroinfame per le prossime due ore non lo riprenderemo.
Ormai il cielo e’ schiarito, e rassegnati tutti e tre a passare ancora lungo tempo per strada, decidiamo di stendere un asciugamano a terra e farci una partita a cirulla [gioco a carte di origine genovese] quando improvvisamente l’illumiazione del

PIANO E: L’AMMORE
salgo acciuffo la gatta nera la ficco nella gabbietta e la porto in strada. come ogni essere vievente in una gabbia si mettera’ a piangere quindi chiamera’ il marito, che preoccupato per l’amore della sua vita [incinta di un altro la zoccola] uscira’ da quel fottutissimo cancello e io l’acciuffero’. L’unione dei piani B,C,D,E fa si’ che lo stronzo, alla benevola ora delle otto meno un quarto del mattino si fa acciuffare.

Un agguato riuscito certamente, ma che ha messo decisamente a dura prova la pazienza, e la dedizione di noi poveri cretini esseri umani.

Tutto cio’ comunque non toglie che, anche se vorrei farne una sciarpa per l’inverno, sono tanto tanto innamorata di quel cretinodimmerda del mio gattone bianco Phobos. [e lui ovviamente di sua moglie Deimos].

Invisibili

Invisibili dietro la maschera del mio cinismo, dietro l’autocontrollo. dietro le lacrime nascoste rimangono i miei pensieri per te.

INSANAE

Ho voglia di vomitare lacrime al mattino/tutte quelle che ho ingoiato nel cammino/in compagnia della mia amica bastarda/che mi rimane addosso beffarda e testarda/come sono io…/che la rifiuto/ma non la mando via/anche se bastarda/ è amica mia/feroce strappa il sonno dagli occhi/a secchiate/spegne il fuoco dei sogni/mi abbraccia per affogare nella sua notte informe/attorno solo luce buia/dove non c’è nulla/e non si dorme/ fantasmi informi/passano attraverso/ti stracciano l’anima/deformi/frammenti di ricordi che ho perso/

Fino al mattino un’unica ossessione
Dormire
Al mattino un’unica ossessione
Non dormire e vivere il sole

Rompere a bastonate il muro del buio insonne/grattare con le unghie/e scavare questa terra informe/quando per Morfeo la via è chiusa/quando questa amica bastarda diventa la mia Musa/non posso fare a meno di appartenere a questa setta/degli insonni faccio parte/con un’anima maledetta/sono i pensieri/nel limbo rimangono prigionieri/in un attimo il tempo si dilata/oggi rimane ieri/così cerco di liberarmi di te amica bastarda/ma se ti allontano/ritorni ridendo beffarda/e così ho voglia di vomitare lacrime al mattino/tutte quelle rimaste incastrate nel cammino…/

Fino al mattino un’unica ossessione
Dormire
Al mattino un’unica ossessione
Non dormire e vivere il sole