Aspetto gli avvoltoi.
La giornata era già stata di per se impegnativa.
Roma ha molti modi per mettere a dura prova i miei nervi, che di per loro non tendono ad essere particolarmente saldi.
La metro di Genova è una pagliaccetto di due vagoni. Che non lo trovi stracolmo manco se ci provi a riempirlo di Giugliani Ferrara (AAAAARGH!!)
La metro di Roma alle 5 del pomeriggio assomiglia ad una scatoletta per i gatti in cui viene pressato l’universo mondo conosciuto di merda.
Non addormentarsi alle tre del mattino quando alle dieci hai colloquio importantissimo dall’altra parte della città ti fa stragirare i coglioni. (Sopratutto perchè ti devi alzare alle sette e mezza e sperare di farcela uscendo alle otto e mezza).
I gatti estremamente agitati per via del temporale poi, mi urtano i nervi. Anche se li amo.
IL NUBIFRAGIO CHE SPALANCA LE FINESTRE DI CASA ALLA 5 DEL MATTINO, ALLAGA TUTTO E ANCHE SE CHIUDI STECAZZO DI FINESTRE ENTRA L’ACQUA RAPPRESENTA IL FATO CHE SI ACCANISCE.
Vi giuro che in casa mancavano solo i pesci rossi. Il letto è fradicio. Quello che coinquilini (che dormono entrambi altrove) pure.
Aggiungo che a Roma le birre non costano un cazzo. E il mio fegato piange, la mia cirrosi aumenta, ed io ingrasso come una vacca.
Sì sono felice.





