Qualcosa…
Datemi qualcosa in grado di lenire questo male. E il male non sono le vertebre che si strappano dal mio collo dopo l’incidente. Il male è qualcosa che mi manca. Qualche pezzo che mi sono persa in giro.
Il male è rendermi conto in una sera di autunnale fine di primavera, che non sono quella bella persona che vorrei. Che la vita che ho tanto inseguito fa di me una persona sbagliata. Ancora più sbagliata di come mi sentivo prima.
Venduta, infranta, interrotta, storta, crudele. Usate un po’ l’immagine che preferite.
Quella che vi pare, non me ne frega, se lo pensate forse non avete torto, ma per favore, datemi qualcosa che mi faccia sentire a casa. Qualcosa in più delle conchiglie sulla mia scrivania che servono a ricordarmi come mi manca il mare in fondo alle vie, qualcosa come la mia gatta sulla pancia, che non c’è più.
Qualcosa come il mio gatto ai piedi del letto che mi fa le fusa, e che ora non c’è più.
Qualcosa che mi ricordi chi sono e da dove vengo.
Qualcosa che sia il mio mare, i miei scogli, la mia semplicità senza mille sovrastrutture.
Vorrei sentirmi a casa da qualche parte, sentirmi di nuovo io, senza tutte le sporcature degli ultimi anni.
Credevo che fare il lavoro che ho sempre sognato mi rendesse felice. Che potermi pagare i dottori dopo un incidente mi rendesse felice.
Che avere un’iPhone, un MacBook mi rendesse felice.
Che il realizzarmi, il toccare con mano le mie ambizioni, il farmi accettare per il mio ruolo bastasse per essere felice.
Invece per un cazzo, il cielo di questa città, anche quando è limpido, anche quando è colmo di sole, non riesco ad amarlo.
Quando cammino per strada non sono io.
Non sono io nemmeno quando mi sveglio o quando vado a dormire.
Forse la parte più grande di me che è rimasta è quella che vomita parole all’una di notte.
Parole perse nel vento. Senza senso. Patetiche come quelle di un’adolescente del cazzo.
Il resto sono solo domande retoriche…




