Il telefono senza fili - Dagli all’untore.

Se ve lo stavate chiedendo sì. Sono morta.

Succede di morire un po’ per poter vivere.

A me è successo spesse volte.

Un anno e passa di Roma hanno messo a dura prova il mio sistema nervoso.

Per inseguire qualcosa mi sono persa. Ho perso di vista chi sono e da dove vengo
Sono cose che succedono.

Ho perso di vista quello che amo e ho rinchiuso la nostalgia in un angolo del cervello, per non darle più peso.

Quando ero piccola non capivo bene il meccanismo del “telefono senza fili”. Per me era incomprensibile che partendo dalla parola “Topo” si potesse arrivare alla fine del gioco a “cazzi in culo rotanti”.

Non avevo la malizia di storpiare quel che sentivo. È una cosa che mi rimane addosso anche adesso.

Quando si diventa grandi, il gioco del telefono senza fili rimane immutato.
Cambia nome. E secondo me diventa un po’ “Dagli all’untore”. Il più vecchio gioco di società che ha ispirato fior fior di serie, a Beautiful a Centovetrine, da Un posto al sole a Beverly Hills 90210.

Essendo io un soggetto piuttosto incasinato nella gestione dei rapporti umani mi espongo facilmente a questo gioco.

Ecco che così quando ho detto SCENDO A COMPRARE IL PANE finisce che a qualcuno arriva che ho detto di lui che “è un bastardo cane infame”.

Non è che io sia un angelo sceso dal cielo. Mi sa che è più corretto dire che sono un’appartenente alla schiera di quelli decaduti. Va bene.

Però mi capita molto spesso di non capire le regole del gioco o di perdermi per strada perchè mi sfuggono una serie di meccanismi.

Mi sono ritrovata davvero dispersa. Non mi ricordavo chi sono quando mi alzavo dal letto. Non me lo ricordavo quando andavo a dormire.

Ho cercato di assomigliare a qualcosa che non sono per il bene comune. Ho cercato di imbrigliare il mio caos. Mi sono frustrata. Fustigata. Ammansita.

Francamente non mi è servito ad un cazzo.

Poi camminando per le strade di Roma sono riuscita a rincontrare le persone che ho lasciato tempo fa, mi sono ricordata di cosa amo. E non mi ha fatto paura.

Amo la mia solitudine, la feccia che mi abita l’anima. Il mio sangue nero di veleno.

Amo il mio caos, in cui mi muovo saltellando come una vecchia pazza sotto la pioggia.

Amo la mia storia di merda, i passaggi feroci della mia vita.

Amo il frutto di quello che sono.

Amo la potenza di quello che posso diventare.

Ma quello che amo più di tutto quanto è la consapevolezza e il desiderio del momento in cui tutto quello che sono stata, tutti i mostri che vedo quando mi guardo allo specchio non saranno più parte di me.

Amo il giorno in cui chiuderò tutto questo in uno stipone e non camminerò più per mano al mio io mostruoso.

La via di uscita da questo fiume di merda è sempre in fondo a destra.

One Response to “Il telefono senza fili - Dagli all’untore.”

  1. “io sono il nulla nello stadio mentale che precede il tutto.
    Sono indiferente perchè sono indifferenziato…
    Il caos, il silenzio, l’urlo e la furia, la terra dei morti la terra dei vivi, prima che la morte e vita siano state create.
    Il mio vestito a brandelli rispecchia l’anima mia fatta a brani…
    Quando le contraddizioni spariscono, quando le differenze si cancellano quando il nulla è tutto allora la suprema follia è la sapienza totale”

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