Cartoline da Roma.
Ebbene, per la disperazione dei Romani. Ci sono riuscita. Sono approdata nella capitale.
La Prima senzazione è quella di essere per l’ennesima volta un’equilibrista, in bilico sul filo della metropoli.
Non ho mai vissuto in una metropoli vera e propria. E lascio la mia Genova, la città dei topi, i suoi tramonti sul mare, i suoi silenzi di lame bianche, la sua veste decadente per il delirio della Capitale.
Con le sue antennte sui palazzi,
con i suoi tramonti acidi,
con il calore chiassoso dei romani,
con i litri di alcolici che ho ingerito e rovesciato in pochi giorni..
Roma che ha una luce magnifica in primavera.. (ma diocane è senza mare…)
Sono passati pochi giorni, troppo pochi, per dare un senso alle emozioni di un altro sradicamento. Sono cose che devo elaborare, momenti di fibrillazione, un cambiamento radicale.
Per questo intatanto mi limito a lasciare qualche cartolina.
Brava Amelinda.
Cambiare è un processo continuo che ogni tanto ha bisogno di qualche bella sferzata che segni il punto.
Poi Roma è fantastica in primavera e il mare non è poi così lontano.
e quella sensazione di \”equilibrismo\” di cui parli è spesso parte di situazioni (esistenz.-lavorativ.-famigl.) ben più codificate e canoniche della tua…
Quindi: inboccaallupopertutto
1p.s.
per visitare i musei Vaticani (mi spice ma, se sei un\’ \”artesta\” vera è il minimo: te tocca!) ti consiglio di presentarti all\’entrata ALMENO 20 min. prima dell\’apertura. Prima di tutto perché chiude alle 13,30 (poco tempo e tante cose da vedere); poi perché 10 min. prima dell\’apertura arrivano sempre una diecina di megapulman pronti a liberare centinaia di turisti imbizzarriti che si dispongono in file kilometriche intorno allo Stato Vaticano riuscendo a volte a coprirne anche una bella fetta del perimetro esterno. Inoltre, dentro, ci sono da vedere (come minimo): la Sistina (da andarci diretti, appena entrati che c\’è meno casino altrimenti è un carnaio pazzesco e fastidiosissimo), le stanze di Raffaello, la Pinacoteca Vaticana (da Giotto a Caravaggio passando da Bellini, Leonardo, ecc), il Museo d\’Arte Antica (il Laocoonte, l\’Apollo del Belvedere, ecc.), le stanze del Pinturicchio con la collezione di arte moderna (vestiti talari di Matisse, opere di Dalì, Picasso, BACON, ecc…) che è anche un\’oasi di tranquillità nell\’immenso carnaio che di ora in ora monta.
Alla fine avrai i piedi distrutti ma sarai felice. Dopo la visita non è male prendere il pulmino che dai Musei Vaticani porta in Piazza San Pietro passando dall\’INTERNO del famigerato stato. Noterai quanto sono ordinate le aiuole, l\’intenso viavai nelle due strade in croce che ci sono, e la copia in scala 1:1 della grotta di Lourdes…
2p.s.
in quanto ai topi, ti assicuro che, a certe ore della notte, anche Roma non scherza!
visto che ci sei, prima di andare via, onora quella bellezza con il bagliore redentore di una bomba.
così quelle meraviglie e quella tranquillità, avranno il sapore della vendetta della gente che le ha costruite con il sangue.
e ti divertirai di più di una semplice turista.
Quanto spreco!
Sarebbe molto meglio, a mio modesto avviso, liberare il luogo dai preti e magari fruirne in modo diverso!
Penso che sarebbe il modo giusto per onorare anche le generazioni di sfruttati che le hanno costruite.
Un mega rave dentro San Pietro… anche come fantasia la reputo migliore che immaginarlo ridotto ad un cumulo di macerie…
Distruggere l’arte non mi sembra mai una buona idea.
Se parliamo di architettura dovremmo distruggere gran parte delle opere del passato (iniziando, tanto per dire, dalle piramidi; che siano quelle egizie, azteche, maia, babilonesi, poco importa). E della Roma imperiale vogliamo lasciare su qualcosa?
No dico, il Colosseo, costruito col sangue di migliaia di lavoranti per mostrare lo spettacolo del sangue? e il Tash Mahal (lo so non si scrive così… scusate)? E la Città Proibita a Pechino? E la Grande Muraglia?
… tanto più che Michelangelo la Sistina se l’è affrescata tutto da solo…
Infine se uno ama le arti visive e le pratica (e già questo non lo qualifica come semplice turista), non può fare a meno di conoscere l’arte del passato. Anche perché è tra il XIII e il XVII secolo che si compiono le rivoluzioni artistiche più importanti. Rivoluzioni che ancora influenzano il nostro modo di vedere.
Ok: “trionfi la giustizia proletaria” cantava Guccini nella locomotiva e sono daccordo; però mi sembra che ci serva più fantasia anche nelle fantasie…