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Le schegge saltano inevitabilmente quando si abbatte un bosco.

“Per quelli educati nel menzognero pathos delle rivoluzioni borghesi Lei è rossa e vestita di rosso. No, col solo rosso non La dipingi. Il fuoco delle insurrezioni, il sangue delle vittime, l’appello alla lotta è il rosso. Il sudore salato, il lavoro quotidiano degli operai, la fame, la povertà è il grigio. Lei è rossa e grigia. E la ‘nostra’ Bandiera Rossa è uno sbaglio, un lapsus, un’inesattezza, un’illusione. Dovrebbero aggiungerle una banda grigia. O farla tutta grigia. E nel grigio la banda rossa.

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Ma che nessuno si illuda, si inganni. Meno illusioni - meno errori. Lo sguardo più lucido e più sicuro.

[…]Non è forse stata logorata e insudiciata, questa bandiera rossa, così come è stata logorata e insudiciata la parola socialdemocratico? Forse non l’hanno issata, nascondendosi alla sua ombra, i carnefici del proletariato e della sua rivoluzione?
Non ha forse sventolato sul Palazzo di Tauride e sul Palazzo d’Inverno, sull’edificio dell’Assemblea Costituente di Samara?[…]

Agli occhi umani servono il rosso e il grigio, gli occhi umani hanno bisogno di colori e di luce. Altrimenti si immalinconiscono, si appannano”.

LA SCHEGGIA” di Vladimir Zazubrin

There’s no place like

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Ovvero non c’è posto migliore di quello in cui sono Phobos e Deimos.
Ahia.. mi son bruciata il cervello d’amore…

Aspetto gli avvoltoi.

La giornata era già stata di per se impegnativa.
Roma ha molti modi per mettere a dura prova i miei nervi, che di per loro non tendono ad essere particolarmente saldi.

La metro di Genova è una pagliaccetto di due vagoni. Che non lo trovi stracolmo manco se ci provi a riempirlo di Giugliani Ferrara (AAAAARGH!!)
La metro di Roma alle 5 del pomeriggio assomiglia ad una scatoletta per i gatti in cui viene pressato l’universo mondo conosciuto di merda.
Non addormentarsi alle tre del mattino quando alle dieci hai colloquio importantissimo dall’altra parte della città ti fa stragirare i coglioni. (Sopratutto perchè ti devi alzare alle sette e mezza e sperare di farcela uscendo alle otto e mezza).

I gatti estremamente agitati per via del temporale poi, mi urtano i nervi. Anche se li amo.

IL NUBIFRAGIO CHE SPALANCA LE FINESTRE DI CASA ALLA 5 DEL MATTINO, ALLAGA TUTTO E ANCHE SE CHIUDI STECAZZO DI FINESTRE ENTRA L’ACQUA RAPPRESENTA IL FATO CHE SI ACCANISCE.

Vi giuro che in casa mancavano solo i pesci rossi. Il letto è fradicio. Quello che coinquilini (che dormono entrambi altrove) pure.
Aggiungo che a Roma le birre non costano un cazzo. E il mio fegato piange, la mia cirrosi aumenta, ed io ingrasso come una vacca.

Sì sono felice.

Cartoline di pensieri.

Ormai in una vena di nostalgia mi sento persa… ma basta aprire la porta, dovunque sono e trovarvi per sentirmi a casa.

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Cartoline da Roma.

dscn00899.jpgEbbene, per la disperazione dei Romani. Ci sono riuscita. Sono approdata nella capitale.

La Prima senzazione è quella di essere per l’ennesima volta un’equilibrista, in bilico sul filo della metropoli.
Non ho mai vissuto in una metropoli vera e propria. E lascio la mia Genova, la città dei topi, i suoi tramonti sul mare, i suoi silenzi di lame bianche, la sua veste decadente per il delirio della Capitale.
Con le sue antennte sui palazzi,
con i suoi tramonti acidi,
con il calore chiassoso dei romani,
con i litri di alcolici che ho ingerito e rovesciato in pochi giorni..
Roma che ha una luce magnifica in primavera.. (ma diocane è senza mare…)
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Sono passati pochi giorni, troppo pochi, per dare un senso alle emozioni di un altro sradicamento. Sono cose che devo elaborare, momenti di fibrillazione, un cambiamento radicale.
Per questo intatanto mi limito a lasciare qualche cartolina.

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Sui risultati elettorali volutamente non apro parentesi..