qualcosa come il niente
la penna sul foglio ha prodotto solo linee sporche.
Il male alle gambe per un attimo impedisce di alzarsi. Non e’ notte da sogni. anche se la vocina nella testa ripete “sogni felici”. cosa c’è adesso? cosa c’è che non fa dormire?
Uno due e al tre e’ un respiro profondo, un dos tres mi alzo un bicchiere d’acqua, un caffe’;
ena dio tria mi risiedo. le gambe lentamente diventano di legno.
ora controllo piano piano i minuti che passano. tictactictactictactictac tra le note e il ticchettio invisibile lo sento, lo sento il filo che mi si e’ annodato nello stomaco, uno di quei fili che non riesco a sbrogliare, e no. Non c’e’ verso. Non ne vengo a capo. Notte congelata.
uno due e al tre ho ripreso di nuovo fiato, un dos tres mi alzo, passeggio nella mia inquietudine, ena dio tria eccola dinuovo mi piomba addosso, quella consapevolezza che non mi sono ancora scaricata di dosso, quella di essere prigioniera di me stessa.
un topo in gabbia.
Poi. poi prendo la matassa dei pensieri annodati nella pancia, la prendo, mi siedo con pazienza, e comincio a sbrogliarla.. umiltà e determinazione.
Poi galleggia nell’aria sempre lo stesso pensiero.. quello distrapparmi la pelle e correrre correre correre, gettarmi nell’acqua e continuare a correre…
Non c’e’ verso di trovare l’equilibrio nel gelo. Non disegno. Non dormo. Non ho sonno. Niente sogni. Il problema di default con li stati d’incoscienza. come se poi sapessi gestire le emozioni da lucida… ma tant’è…
Allora lo scopo del gioco torna ad essere quello di sbrogliare la matassa, di risolvere il groviglio, lo scopo del gioco torna semplicemente ad essere quello di trovare i fili che mi rendono marionetta delle emozione e districarli, snodarli dai polsi. E poi.. perdere la veglia. Smettere di ciondolare nel limbo del buoio..
mha quante cazzate!