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note stonate

Ho sentito le prime campane, le ho sentite suonare… prima di dormire, prima di sognare, note stonate in una mattina, che e’ una notte che non puo’ iniziare..
Succede spesso, ultimamente la mia compagnia e’ questa amica bastarda che non ha voglia di andarsene in vacanza..Ancora non posso dormire.

Una nota stonata la noti subito sul pentagramma. A volte con la sua diversita’ rende la musica monotona e stabile qualcosa di completamente diverso. A volte una nota stonata e’ quella che rende indimenticabile una melodia.

Stanotte ho creato. Disegnato tutta la notte.. ancora una volta la mia amica bastarda diventa la mia musa.
Stanotte ho pensato ai ricordi d’infanzia, ai giochi da bambini..
Stanotte ho sentito il suono di un flauto dolce. Forse era il diavolo che si trovava nei paraggi. Ma davvero ho sentito il suono di un flauto… mi echeggia ancora la musica nelle orecchie..
Poi disegno, quello che vedono gli altri occhi, quello che quelli normali non possono vedere… fiori neri fatti di buchi, per essere messi poi sui muri..

Eccolo dinuovo. Il suono del flauto. Ha in se’ una musica conosciuta, ma qualcosa la cambia.. forse, e dico forse, e’ una nota stonata a suonarla.

L’AGGUATO.

e’ una carina serata d’agosto. io sto “squottando” da giorni casa di amici che sono in ferie.. il perche’ non e’ interessante per nessuno.
Sono a casa a vedere un bel film con due amichetti in trasferta. ad un certo punto sparisce quello stronzo del mio gatto Phobos. quel bianco ciccione maledetto, nonche’ pezzo importantissimo del mio cuore, se ne e’ uscito dalla finestrella del bagno.. e se ne e’ sceso nel cortile di un’autocarrozzeria qui accanto.
sono circa le tre e mezzo del mattino.
se ero nella mia grotta umida me ne fregavo.
se eravamo in un posto conosciuto me ne fregavo.
se il mio gattaccio maledetto non fosse fondamentalmente un anarchico me ne fregavo
MA
niente di tutto cio’ ha un legame anche solo approssimativo con la realta’.
Questa e’ dunque diventata una notte di attesa e agguati per riacchiappare il gatto.

PIANO A: ARRAMPICATA LIBERA
ovviamente cerchiamo di scavalcare il cancello che porta nel cortile della suddetta carrozzeria. Tendenzialmente e’ come pretendere di arrampicarsi su una parete liscia di oltre due metri… ovviamente studiamo un piano B.

PIANO B: IL NOME SERVE A QUALCOSA.
due stupide umane deficienti, alle quattro di mattina, in uno sperduto quaritere di periferia, in pigiama a svegliare l’isolato chiamando un gatto che ovviamente non se le incula di striscio. Fa freddo, e salgo a prendere due maglie lunghe e possibilmente l’occorente per il piano C.

PIANO C: I MOVIMENTI
il piano consisteva nel cercare di attirare l’attenzione del peloso legando una pallina ad un filo e sperando che lui si avvicinasse al cancello per acciuffarlo. Sti cazzi proprio.. scendo e trovo un gatto nero identico alla gatta mia, [nonche’ moglie del sopraindicato peloso]. mi lancio all’inseguimento *dio maiale mi e’ scappata pure lei! e’ incinta che cazzo le succedera’ mai?!* risultato non e’ lei si infila in un cancello nel momento esatto in cui Phobos esce dal cortile e si mette a correre per tutto l’isolato inseguito dalla mia prontissima amica. correndo una in un verso e l’altra in quello opposto speriamo di acciuffarlo: col cazzo, iddu bello tranquillo se reinfila nel cortile. DIOCANE avete presente ricorrere una Lepre?! da cui passiamo al

PIANO D: LA GOLA
come ogni stupido umano pensiamo che una ciotola basti a richiamare qualsiasi bestia. funziona bene con bestie stupide come i cani, meno bene con teste di cazzo quali i gatti. ma applicando il piano C [non ancora messo in pratica] al piano D speriamo di avere qualche risultato. Dopo una lunga attesa [anche sotto una veloce pioggerellina per un cazzo piacevole] e una colazione in strada c’e’ il primo contatto. va a monte, quello non passa da quel buco del cancello e diosbirroinfame per le prossime due ore non lo riprenderemo.
Ormai il cielo e’ schiarito, e rassegnati tutti e tre a passare ancora lungo tempo per strada, decidiamo di stendere un asciugamano a terra e farci una partita a cirulla [gioco a carte di origine genovese] quando improvvisamente l’illumiazione del

PIANO E: L’AMMORE
salgo acciuffo la gatta nera la ficco nella gabbietta e la porto in strada. come ogni essere vievente in una gabbia si mettera’ a piangere quindi chiamera’ il marito, che preoccupato per l’amore della sua vita [incinta di un altro la zoccola] uscira’ da quel fottutissimo cancello e io l’acciuffero’. L’unione dei piani B,C,D,E fa si’ che lo stronzo, alla benevola ora delle otto meno un quarto del mattino si fa acciuffare.

Un agguato riuscito certamente, ma che ha messo decisamente a dura prova la pazienza, e la dedizione di noi poveri cretini esseri umani.

Tutto cio’ comunque non toglie che, anche se vorrei farne una sciarpa per l’inverno, sono tanto tanto innamorata di quel cretinodimmerda del mio gattone bianco Phobos. [e lui ovviamente di sua moglie Deimos].

amarancio

siccome non lo fece mai l’originario autore, sotto suo espresso consenso, rendo pubblica un’immagine che vi puo’ dire molto sul mio conto… o su quello di phobos e deimos…

amarancio.jpg

uff

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alberi

quando sei senza radici, quando di natura tendono a marcire prima di andare a fondo.
estirpare. continuamente. per potersi fondere con loro. diventare un tutt’uno.
forse e’ retorico. banale.
nessun albero puo’ crescere senza radici, ed esse non sempre si piantano nel luogo giusto. non sempre posso segliere dove iniziare.
pero’, invece di marcire possiamo ancora scegliere da dove ricominciare. aver la cura di estirparle da terreni avvelenati, e di farle rinascere in una terra dove il tronco e i rami possono crescere piu’ forti.
mutevolezza, trasformazione. equilibrio. crescita.

insanaealberok3.jpg

FENIX

domattina
domattina
mi sveglio ed apro il frigo
avro’ un tuffo al cuore perche’ e’ vuoto
usciro’ di strada
e perdero’ la via
poi
mi addormentero’ sul divano
mentre fumo una canna.
prendera’ fuoco
il divano.
poi il pavimento
poi l’appartamento
il palazzo
il quartiere
la citta’
i monti
l’italia
il mondo
poi ricominceremo tutto da capo
e forse andra’ tutto meglio.