l’acqua
e’ notevole, strano, prendere atto che una canzone che ho scritto il 14 ottobre del duemilaquattro sia ancora cosi’ precisa ed attuale, per la stessa persona, per gli stessi motivi. a volte le cose non finiscono. a volte non basta strapparsi la pelle e rinchiudere i ricordi in una scatola. seppellirla, nasconderla alla vita. perche’ il residuo emotivo rimane in vita, non ti lascia andare. adesso voglio essere come l’aqua, che scorre tra le rocce, come scivola tra i prbolemi, con la forza di demolire le dighe, con una corsa inarrestabile, mutevole, ma inditruttibile…
perche’ nessun martello mi potra’ fare a pezzi. nessuna lama mi potra’ ferire.
Quattordici ottobre duemilaquattro
Ci fosse una tabula rasa nei sentimenti/mi sono strappata in brandelli di stoffa/ non c’è nulla a cui aggrapparsi in questi momenti/solo tormenti/in cui nel vuoto ti muovi goffa/ed eccola/ silenziosa pantera/comincia ad arrivare quella stupida malattia/non se ne vuole andare/ la nostalgia/bestia fiera/spegne i colori con la sua coltre nera/la caduta/è una volo nel vuoto senza appigli/quando precipiti non trovi nascondigli/per risalire devi sudare/a tentoni nel nulla scale devi cercare/costruire e salire…/
Tabula rasa dei tormenti/non voglio più giramenti di testa/non voglio più svenimenti/ datemi la forza di reagire/ di lottare per quello che posso cambiare/e la serenità/la serenità di accettare quello che non posso cambiare/e la fierezza/la saggezza/di comprendere sempre la differenza/.
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